Quando si dice giudicare un libro dalla copertina.

Vidi questo libro per la prima volta due anni prima di decidere di acquistarlo e toccandolo, stabilimmo subito un legame. L’edizione mi sembrava magnifica, il quadro della copertina meraviglioso (parliamo di Klimt, mica uno qualsiasi) e il titolo alquanto ardente. A causa di questo legame però decisi di lasciarlo lì, in attesa del momento giusto, dell’istante in cui lo avrei assorbito totalmente. Lo comprai in un’anonimo giorno di febbraio e decisi di leggerlo la sera stessa. Lo ricordo così bene perché quella notte è scolpita nella mia mente. Da prima l’intenzione era quella di leggere due righe per poi andare a dormire, ma sin dalle prime pagine iniziai a piangere, di un pianto che durò per tutta la notte, fino a quando non finii il libro.

La storia del romanzo è incentrata attorno a quello che per me è il topos letterario per eccellenza: il tradimento in amicizia, i cui fuochi purgatoriali causati dal dolore  non smettono mai di ardere, ma si trasformano in braci ardenti che bruciano l’esistenza ma allo stesso tempo le danno vita.

Questi due amici si pensano attendendosi per tutta la vita, modellando i propri destini l’uno sull’altro, proiettandola  in previsione di quello che sarà l’incontro finale, ‘il duello senza spade’   perché i legami più forti  paradossalmente sono quelli in grado di spezzarci, mutilarci, segnare per sempre il nostro breve passaggio sulla Terra.

La maestosità dell’autore non sta soltanto nel riuscire ad appassionare il lettore alla storia dalle prime pagine, ma soprattutto nel riuscire a farlo riflettere attraverso l’amicizia su tutte le passioni umane, sui demoni nascosti in ognuno di noi, sull’incombenza della morte, l’orgoglio,l’attesa;il tutto reso splendido da uno stile chiaro,limpido e poetico.

Sono poche le pagine di questo libro rimaste non sottolineate, ma tra tutte le frasi, questa è la mia preferita:

”Perché anche il cuore umano ha la sua notte, piena di emozioni non meno selvagge dell’istinto di caccia che attanaglia il cuore del cervo maschio o del lupo. Le passioni legate al sogno, al desiderio, alla vanità, all’egoismo, alla furia erotica del maschio, alla gelosia, alla vendetta, si annidano nella notte dell’uomo come il puma, l’avvoltoio e lo sciacallo nel deserto della notte orientale. E nel cuore dell’uomo esistono istanti in cui non è più notte e non è ancora mattino, quando le belve escono strisciando dai nascondigli tenebrosi dell’anima, quando il nostro cuore è agitato da una passione che si trasforma in un movimento della mano, una passione che abbiamo educato e addomesticato invano per anni, talvolta per un tempo infinito.”

Curiosità:

  • Il titolo originale dell’opera è A gyertyák csonkig égnek, letteralmente Le candele bruciano fino in fondo.
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2 pensieri riguardo “Le Braci di Sandor Marai [2/100]

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